HOME / Casa Editrice / focus-on: La moda e l’architettura

La moda e l’architettura

La moda e l’architettura /

L’Epicentro Prada a Tokyo: un progetto di Herzog&de Meuron che fonde suggestione, bellezza e sperimentazione

Nel 1999 Prada coinvolge Herzog&de Meuron – insieme a Rem Koolhaas e Kazuyo Sejima+Ryue Nishizawa/SANAA – in un’operazione su vasta scala, varata proprio quell’anno, che mira a instaurare un rapporto non occasionale, ma puntuale e duraturo, fra la casa di moda e gli esponenti più noti e interessanti della scena architettonica internazionale.
L’Epicentro di Tokyo, la sede centrale degli uffici Prada a New York, il centro produttivo e deposito Prada Le Cure a Terranuova (Arezzo) e il centro di distribuzione Prada Levanella a Montevarchi (Arezzo) – realizzati i primi due, rimasti per il momento allo stadio di progetto gli altri – sono gli incarichi affidati allo studio svizzero; incarichi che coprono, come notano gli architetti, «un intero universo di tipologie architettoniche». In quegli anni il rapporto fra Prada e Herzog&de Meuron è molto più di quello fra un committente e un architetto: è uno scambio intellettuale che arricchisce entrambi. Dei quattro progetti, il Prada Aoyama Tokyo è ovviamente il più importante, quello cui sono dedicati i maggiori sforzi economici e creativi. Secondo la filosofia di Prada, infatti, un “epicentro” non è semplicemente un negozio più grande, ma uno spazio in cui lo shopping può e deve assumere nuove connotazioni, farsi «esperienza ibrida e diffusa nella quale confluiscono consumo e cultura».

L’edificio sorge nell’area di Tokyo dedicata allo shopping di lusso, lungo la via Miyuki, prosecuzione del prestigioso viale Omotesando-dori; e tuttavia – dato tipicamente giapponese – la zona è per lo più costituita da un parterre di edilizia minuta, eterogenea ed estremamente fitta, che non supera i tre-quattro piani. Questo dato di fatto da una parte solleva gli architetti dalla necessità di riferirsi al contesto, dall’altro genera l’idea di emergerne mediante un’architettura sviluppata in altezza e che lascia libera una parte del lotto a formare una “piazza” nel senso europeo del termine, un luogo pubblico di sosta e di incontro.
La forma della costruzione discende in modo quasi automatico dall’applicazione del complesso regolamento edilizio locale, che prescrive non solo le altezze massime ma anche il profilo dei fabbricati a seconda della loro distanza dalla strada e della loro posizione all’interno del lotto. Il solido sfaccettato simile a un cristallo (che appare ancora più irregolare in una prima versione del progetto) risulta così dalla sovrapposizione delle diverse sagome-tipo riferite ai vari punti in cui si è provato a posizionarlo, come se un movimento da un angolo all’altro del terreno l’avesse via via modellato fino alla sua forma definitiva. Alla fine, «come una pianta», l’edificio sorge nel punto in cui può crescere di più e dare i frutti migliori in termini di esposizione e visibilità, oltre che di intimità e raccoglimento della piazza.

Come spesso nelle architetture di Herzog& de Meuron, la forma definitiva è quella di un oggetto scultoreo estremamente semplificato, caratterizzato da un pattern superficiale unico; un solido chiuso privo di articolazioni e di aggetti, che può cogliersi, a seconda del punto di vista, come un cristallo appunto, o una borsa preziosa o la sagoma di una casa disegnata da un bambino. Il paramento esterno è interamente costituito da elementi romboidali di vetro racchiusi da una maglia di acciaio, che fanno dell’edificio un’unica grande vetrina dei prodotti Prada.
«Ciò che volevamo ottenere, scrivono gli architetti, è l’eliminazione della distinzione fra vetrina e parete». Di più, l’involucro diventa un’occasione di ricerca intorno alla visione e alla percezione. Il vetro, infatti, dichiarano Herzog&de Meuron, non è qui «quello del modernismo, di Mies van der Rohe, che è sempre piatto: bensì un vetro … studiato ogni volta in rapporto alla percezione dell’occhio umano». Gli elementi utilizzati sono a volte piani, a volte concavi e a volte convessi, in base a uno studio attento della loro capacità di lasciar trasparire o di riflettere l’intorno.

Disponendo lungo le pareti dell’edificio vetri con curvature diverse, è possibile, per chi passa all’esterno, leggere con chiarezza l’interno; oppure, vedere riflessa la città, per ogni rombo una porzione differente, una nuova angolazione; o ancora, se stessi. Dall’interno, a essere esposti in vetrina sono i passanti e la città: anche in questo caso una città sfaccettata, multiforme, variabile.
(…)
Ogni elemento del negozio è concepito nell’ottica di una spazialità senza giunture, senza passaggi stridenti, omogenea e avvolgente. La struttura a griglia, i core e i tubi sono dipinti con la stessa vernice satinata color avorio, i pavimenti sono ricoperti da una morbida moquette fonoassorbente dello stesso colore, gli arredi e i sostegni hanno spigoli arrotondati.
(…)

Come già nel primo Epicentro Prada realizzato da Rem Koolhaas a New York, uno degli aspetti privilegiati del progetto è quello dell’alta tecnologia digitale utilizzata come “contenuto” supplementare dell’opera architettonica. I camerini sono dotati di vetri che da opachi possono
diventare trasparenti semplicemente schiacciando un pulsante (…); all’interno dello
spazio raccolto dei tubi sono disposti gli snorkels, schermi a sfioramento che scendono dal soffitto e trasmettono informazioni sui prodotti Prada (…); sempre all’interno dei tubi le “docce sonore” consentono di vivere un’esperienza acustica differente da quella del resto del negozio. Infine, le pareti esterne dei tubi fungono da schermi per proiezioni di immagini.(..)

L’Epicentro Prada di Tokyo ha ottenuto il plauso unanime dei commentatori e del pubblico. Di immediata suggestione e bellezza, nonostante la densità di contenuti intellettuali, non necessita da parte del visitatore di una comprensione mediata dalla conoscenza delle intenzioni culturali o artistiche degli autori e del committente, né da una riflessione sui significati che queste intenzioni sottendono. Ma solo di una certa dose di leggerezza e di capacità di
meraviglia.

Gisella Giammarresi, testo tratto dal volume La moda e l’architettura in libreria per Electa il 20 aprile 2008

GUARDA LA GALLERY CON LE IMMAGINI

LEGGI IL COMUNICATO

VAI ALLA SCHEDA

VAI AL COMUNICATO

CONDIVIDIBookmark and Share





RICERCA NEL CATALOGO /

RICERCA NEL SITO /

MOSTRE IN CORSO /

Per visualizzare correttamente il contenuto di questo sito è necessaria una versione di flash più recente.
Scarica l'ultima versione di Flash Player