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Non ci sono più le dive di una volta… /
Commedia
I Dizionari del Cinema
2009
AUTORE Paolo D’Agostini
CURATORE Gabriele Lucci
Basta prestare solo un briciolo di attenzione alle pagine dei giornali e ai servizi (di gossip e non) realizzati sul web o in tv, per accorgersi di quanto il mondo dello spettacolo (in particolar modo del cinema) sia pieno di belle donne.
Fin qui tutto normale, per non dire lapalissiano: essere belli non ha mai fatto male a nessuno, si sa, e nel cinema ciò vale ancora di più. E’ quasi una conditio sine qua non per accedere alla gloria dello schermo. I nomi di splendide e perfette creature sfilano sulla bocca di tutti come se fossero in passerella, suscitando desideri, passioni sfrenate, e diciamolo, anche un bel po’ di invidia.
Si parla spesso di dive, star, celebrità, chi più ne ha più ne metta: dall’oggi al domani per chiunque può avverarsi il desiderio segreto di diventare finalmente “qualcuno” e, in un battibaleno, la propria faccia può fare in giro del mondo assurgendo al mondo dei Vip. A questo punto, però, una domanda sorge spontanea: siamo davvero sicuri che il fenomeno del divismo esista ancora? O che non sia solo un fuoco fatuo quello che infiamma i cuori del pubblico in delirio?
L’occasione per discuterne ci è data dall’uscita del volume dedicato alla Commedia (collana Dizionari del Cinema) che il critico Paolo D’Agostini ha recentemente scritto per Electa Mondadori. L’autore, attraverso parole chiave, personaggi e film indimenticabili, ha delineato la nobile tradizione della commedia cinematografica. Un excursus questo senza dubbio esaustivo e ben scritto, anche perché D’Agostini ha scelto un tono per così dire divulgativo e non particolarmente settoriale.
Il suo approccio costituisce uno dei principali valori aggiunti del libro: il critico infatti si rivolge, in altre parole, ad un pubblico desideroso di conoscere, e non a uno che, al contrario, già sa tutto. Con buona pace degli snob. In un’opera del genere, come è ovvio, non poteva mancare una sezione dedicata alle dive di ieri e di oggi che proprio nella commedia si sono distinte.
Ma qual è l’identikit di una diva? Fascino e bellezza non bastano, sarebbe troppo facile. Una diva per essere tale deve avere quel “qualcosa” in più che possa fare la differenza, deve rappresentare un modello di comportamento e al contempo una valvola di sfogo per scappare dalle grigie frustrazioni del presente. Andando indietro con la memoria, chi non ricorda Sofia Loren mentre fa impazzire Marcello Mastroianni (e non solo) con il suo celebre spogliarello nel film Ieri oggi e domani? O gli occhi da cerbiatta e il fascino discreto di Audrey Hepburn mentre scopre la capitale in Vacanze romane?
E ancora, nessuno potrà mai dimenticare la bollente Brigitte Bardot, la Gina Lollobrigida di Pane amore e fantasia, o i tanti film in cui Bette Davis e Shirley MacLaine hanno mostrato la loro grazia…
Per non parlare poi della “regina delle dive”, l’immortale Marilyn Monroe, i cui film, nonostante il trascorrere degli anni, sono ancora capaci di intrappolare il pubblico in una rete di charme, stile e bellezza senza pari… L’elenco sarebbe lungo, ma una cosa è certa: il confronto con le attrici del presente non regge.
Le dive di oggi non saranno mai quelle di ieri, aldilà della bellezza e del valore artistico. Bisogna rassegnarsi: le “vecchie” dive restano vive nei nostri ricordi, in un certo tipo di cinema ormai morto e sepolto, ma è ormai inutile affannarsi a cercarle nei volti patinati (e spesso ritoccati) delle star di oggi. Quegli occhi e quelle bocche tutti uguali, quella facilità nel rimanere “senza veli”, quel certo modo di ammiccare alla macchina da presa ormai stereotipato, per non parlare a volte della scarsità del talento di cui sono “equipaggiate” le star contemporanee di certo non rappresentano caratteristiche valide ad alimentare un mito che possa resistere al passaggio delle generazioni.
Ma non c’è da sorprendersi, ogni cosa è figlia del suo tempo e, nella società del “mordi e fuggi” in cui viviamo, non c’è più spazio per far brillare la luce eterna di una diva. Del resto, quelle donne magiche e misteriose non erano semplici attrici: a loro era permesso tutto, nel bene e nel male, e pur restando lontane come un meraviglioso miraggio dalla gente comune, erano capaci di concentrare su di sé tutta l’ammirazione da parte di un pubblico sinceramente affezionato, che quasi credeva di conoscerle personalmente. Tuttavia queste icone straordinarie non erano solo un ricettacolo vivente di turbamenti e suggestioni. E’ anche grazie a loro che si è potuto cominciare veicolare l’immagine di una donna nuova, che non fosse più una mera appendice dell’uomo, ma una figura in grado di lavorare autonomamente, di esprimere la propria opinione, di dettare mode, di essere - in una parola - finalmente importante. Di rappresentare, per chiunque, la materializzazione di un sogno. Grazie, care vecchie dive di una volta…
03/06/2009
(Marzia Apice)