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Intervista a Zhang Xiaogang /
Eleonora Battiston intervista Zhang Xiaogang per il catalogo dedicato alle opere dell’artista, edito da Electa.
Eleonora Battiston: Com’è noto, e come si può vedere dai suoi dipinti, lei è fortemente influenzato dal passato e dalle sue radici. Le sue opere più famose sono quelle della serie “Grande Famiglia”, capolavori che rispecchiano e interpretano lo spirito di un’epoca e di un paese: l’importanza della famiglia come cellula della società.
Zhang Xiaogang: Iniziai per caso la serie “Grande Famiglia”. Nell’autunno del 1993, durante una visita alla mia famiglia a Kunming, una città della Cina occidentale, mi capitò di sfogliare le foto dei miei genitori, e all’improvviso ebbi un’ispirazione: “Splendido! Ci sono molti elementi che posso esprimere nei miei dipinti!”
EB: Come giudica il sistema sociale cinese, il benessere, lo sviluppo? Come vive i cambiamenti del paese, e il suo personale passaggio dalla povertà alla ricchezza?Per quale ragione si è trasferito nella capitale, Pechino?
ZX: Mi considero un “artista introspettivo”, una via di mezzo tra quegli artisti che si concentrano esclusivamente su problemi culturali e quelli che sono interessati a sperimentare linguaggi e concetti. Per questo motivo, il mio linguaggio visivo vuole creare una realtà diversa, una sorta di “realtà dello spirito modificata” che pone l’accento sull’individuo e sulla sua solitudine nella società moderna. All’inizio degli anni Novanta, a seguito del crescente interesse dell’Occidente per la Cina, ho avuto l’impressione che si tendesse a fraintendere le mie opere, vedendole come un riflesso diretto delle contingenze politiche. Molti ritenevano che il mio intento fosse quello di rappresentare la Rivoluzione Culturale o le opposizioni ideologiche, mentre nelle mie opere rappresento la Cina, ritraggo gli individui dentro la Storia, e analizzo le loro condizioni e interrelazioni nella collettività. I cambiamenti in corso nel mio paese sono una sorta di sfondo nei miei lavori, e non sono interessato a esprimere giudizi o a stabilire cosa è bene e cosa è male.
EB: Anni fa gli artisti cinesi non erano così popolari, ma la scena artistica era molto interessante; c’era la volontà di scambiare idee, condividere esperienze, fare vita in comune. Quando il mercato cominciò a decollare (e questo è avvenuto in un arco di tempo davvero molto ridotto), gli artisti divennero più individualisti, e l’atmosfera precedente scomparve. Lei soffrì di questo cambiamento? Quali ne furono secondo lei le cause? E le conseguenze?
ZX: Le cose sono cambiate, e anche il nostro stile di vita. Tuttavia, la Storia è come un mago, e quindi imprevedibile!
EB: Che rapporto c’è tra la sua vita privata e il suo lavoro?
ZX: Come artista, penso che il valore più importante dell’arte sia quello di trasmettere e rappresentare le emozioni e l’anima di un individuo. Le mie opere non vogliono essere una sorta di analisi della collettività sociale, bensì piuttosto un’introspezione della mia vita.
EB: In questo momento della sua splendida carriera, in cui lei è indubbiamente considerato un “laoshi” (maestro), vi è ancora qualcuno che le suggerisce idée, che la ispira, la cui opinione è importante per lei?
ZX: È difficile a dirsi, ma qualche volta la mia famiglia mi è d’aiuto.
EB: Mi rendo conto dell’importanza della memoria, soprattutto in Cina, un paese in cui molte vestigia del passato sono state distrutte e tutto è in rapido cambiamento. Per quale ragione lei sembra guardare più al passato che al futuro?
ZX: Mi sono interrogato spesso sulla percezione del tempo. È in qualche modo connessa con il rinnovamento, o con l’eliminazione delle cose che ci portiamo dietro? Talvolta ho l’impressione che non viviamo realmente la nostra vita di “oggi”, ma è come se sperimentassimo una sorta di versione pirata del nostro “ieri”. Poi viene la memoria, che ci dà la sensazione di possedere un’enorme ricchezza.
EB: Nella serie “Grande Famiglia” lei propone ritratti di famiglia ispirati a quelle fotografie di famiglia distrutte durante la Rivoluzione Culturale. Sono immagini surreali: figure tutte simili, con i volti privi di espressione, androgine. Sembrano tristi e senza speranza. Perché? Qual è il senso di questi dipinti, quale significato vuole esprimere con essi?
ZX: L’idea della famiglia distrutta appare compatta e muta su ciò che accade realmente attorno. Le persone in queste opere hanno le stesse fattezze – gli stessi occhi, lo stesso naso, la stessa bocca. Di fatto, si tratta di una sola persona, o di una persona composita – in parte mia madre, in parte mia figlia, con l’aggiunta di alcune immagini ideali. Ma questi volti hanno pecche, macchie, difetti e altri segni di imperfezione. Sono sia l’individuo sia le masse senza volto della Cina. E sono state create durante la Rivoluzione Culturale, un periodo, in fin dei conti, in cui l’individuo era subordinato al Partito e alle masse; un’epoca in cui il governo cercò di cancellare ogni segno di individualità.
Non si tratta di un’unica famiglia; tutte le famiglie erano uguali in quel periodo. C’era qualcosa di inquietante e di traumatico dietro gli sguardi vuoti, gli occhi strabici, le deformità e i difetti di una semplice famiglia cinese.
EB: Lei è diventato molto famoso per i suoi ritratti; è stato difficile trovare soggetti diversi, cambiare genere senza perdere il suo stile individuale? Penso che questa sia la sfida più difficile per un grande artista: andare avanti, innovarsi e nello stesso tempo restare riconoscibile. È quello che lei sta cercando di fare? Cosa prova quando cerca di trovare nuove strade senza perdere se stesso ?
ZX: Non credo di aver mai perso me stesso nelle mie ricerche. Credo in determinati valori che perseguo nelle mie opere, e l’interesse per il senso dell’esistenza e della vita ricorre in tutta la mia esperienza artistica. Seguo le mie emozioni e lascio che la mia anima si esprima attraverso la mia arte. Prendendo ispirazione dalle letture, dalla musica, dalla mia vita, mi rendo conto che il solo modo di affrontare le grandi e ancora irrisolte questioni della vita probabilmente è quello di fare appello a ciò che può essere definito un “individualismo autobiografico”.
EB: Come lavora dal punto di vista tecnico quando realizza le sue tele? Comincia sempre con una fotografia?
ZX: Nelle mie serie più recenti aggiungo l’elemento scritto che conferisce un maggior valore narrativo intrinseco alle mie opere, sottolineando nel contempo l’importanza e il ruolo essenziale che la scrittura ha sempre avuto nella mia vita e nella mia arte.
EB: Il successo commerciale ha influenzato la sua vita e la sua arte? E in che modo? Quel è il suo pubblico più fedele (di che paese, di che età, di che livello culturale eccetera)?
ZX: Non mi curo delle quotazioni di mercato, mi distraggono, e sfuggono al mio controllo. Il successo è arrivato così rapidamente, non ero preparato. Non so che dire.
EB: Come vede il suo futuro come uomo e come artista? Quali sono le sue paure, e le sue speranze?
ZX: Come ho detto prima, la storia è un mago, assolutamente imprevedibile. So solo dove sto andando in questo momento; le mie esperienze e conoscenze attuali non mi danno la facoltà di immaginare il futuro!
ELEONORA BATTISTON è nata a Bologna e vive e lavora a Pechino. Laureata in Storia dell’Arte dell’Estremo Oriente presso il Dipartimento di Storia Orientale dell’Università di Bologna ha trascorso diversi periodi di studio e perfezionamento della lingua presso la Beijing Language and Culture University di Pechino e ha collaborato con riviste di attualità e arte contemporanea come Tema Celeste e That’s Beijing. Curatrice e critica d’arte collabora con importanti gallerie ed è autrice di cataloghi sulle mostre di artisti contemporanei cinesi.