Aris Konstantinidis 1913-1993

Aris Konstantinidis 1913-1993 /

AUTORE /
Paola Cofano con Aris Konstantinidis
ISBN /
978883705762
ANNO PUBBLICAZIONE /
2010
PREZZO /
100,00   EURO
EDITORE /
Electa
COLLANA /
Architetti moderni
IN LIBRERIA /
luglio 2010
PAGINE TOTALI /
360
ILLUSTRAZIONI /
512
LINGUA /
Italiano

Electa pubblica nella collana “Architetti moderni” la prima monografia sull’opera dell’architetto Aris Konstantinidis (1913-1993), il maggiore esponente dell’architettura ellenica del Novecento, raccogliendo in modo sistematico i materiali relativi ai suoi più importanti interventi e progetti e offrendo agli studiosi, ai tecnici, agli appassionati di architettura moderna, uno strumento di lavoro e di riflessione sulla cultura europea della seconda metà del secolo scorso.

Il pensiero di Konstantinidis ha straordinarie e inconsapevoli vicinanze con quello di architetti coevi operanti in altre parti d’Europa: Fernando Tàvora in Portogallo, Jørn Utzon nei paesi scandinavi, Antoni Coderch in Spagna, Roland Rainer in Austria e Germania. Oltre all’opera architettonica il volume documenta il suo lavoro di appassionato fotografo capace di leggere i siti e definire i progetti anche attraverso l’uso simultaneo di scrittura fotografia e disegno.
Figura singolare, a lungo dimenticata e osteggiata a causa della sua visione del mondo considerata inaccettabile dalla cultura dominante perché intransigente e antiborghese, Konstantinidis ripudia la tradizione aulica dell’architettura, dirigendo lo sguardo verso il mondo di forme anonime delle costruzioni urbane e rurali. In dichiarata antitesi all’architettura “bianca” del Razionalismo, egli sperimenta l’uso della pietra e del colore sul calcestruzzo armato e sui tamponamenti in laterizio, affermando una nuova espressività legata sì all’anonimo, ma anche alla tradizione antica.

L’esercizio della professione in organismi statali gli consentiranno di mettere in pratica quanto studiato durante gli anni universitari a Monaco di Baviera e ciò che aveva elaborato criticamente viaggiando nel territorio greco per apprendere l’architettura antica e quella spontanea.

’architettura di Konstantinidis non è mai mimetica, neppure quando si inserisce in contesti naturali o si affianca all’archeologia, bensì mirata alla rielaborazione dei principi compositivi che la storia di un luogo ci consegna: in questo senso sono intesi gli interventi degli alberghi Xenía alle Meteore, a Olympia, a Epidauro, o le case di Eleusi, di Sykiá, di Anávyssos o il museo di Ioánnina; per i quali vale la massima “quanto più è locale, tanto più è universale”, che oggi più che mai si pone in antitesi alla tendenza contemporanea dell’esportazione di marchi, della “delocalizzazione” delle forme e dei significati, in un processo di indifferenziazione e di depauperamento progressivo dei luoghi e delle culture.

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SOMMARIO

Aris Konstantinidis
Nasce ad Atene nel 19013 in una famiglia della media borghesia. Studia architettura a Monaco di Baviera negli anni in cui si prepara l’ascesa al potere del partito nazionalsocialista di Hitler, al rientro ad Atene, nel ’36, le mattine lavora in diversi uffici governativi come disegnatore, mentre nei pomeriggi si dedica allo studio delle costruzioni spontanee del territorio agricolo o delle case autocostruite dai profughi nella periferia della capitale, che giudica più interessanti dell’architettura di importazione e rappresentative dell’eredità insediativa e costruttiva della Grecia antica. Soldato per qualche mese nella campagna di Albania contro l’esercito di Mussolini, al suo rientro riprende il lavoro ministeriale e dà corso ai suoi primi lavori come libero professionista. Tre episodi importanti segnano i suoi anni ’50: l’incarico di capo-ufficio al ministero delle Opere pubbliche per la realizzazione dei quartieri di case popolari; il matrimonio con Natalia Melà, scultrice e rampolla di una delle famiglie più influenti della città; la nomina a capo-ufficio progetti dell’Ente del Turismo che gli permetterà di progettare egli stesso, oltre che sovrintendere, la più importante serie di opere pubbliche del dopoguerra. Si deve a Konstantinidis l’elaborazione del concetto moderno di ricettività turistica in aree sensibili per la fragilità dei paesaggi e per la presenza di vestigia storiche, sviluppato attraverso le opere costruite e gli scritti. Tra il 1960 e il 1967 realizza alcune opere considerate dei capolavori come le case di Anávyssos, di Pangrati e di Spetses e il museo di Ioánnina. Dopo un triennio di insegnamento al Politecnico di Zurigo, durante gli anni della dittatura dei colonnelli in Grecia (1967-74), si concentra su alcuni lavori per case private e sulla continuazione dell’opera di divulgazione del proprio pensiero. Fotografo di valore, ha esposto in Grecia e all’estero ritraendo scene urbane dal carattere metafisico, architetture anonime ed elementi del paesaggio elladico.