Francis Bacon e l’ossessione di Michelangelo /

AUTORE /
Luigi Ficacci
ISBN /
978883705509
ANNO PUBBLICAZIONE /
2008
PREZZO /
15   EURO
EDITORE /
Electa
COLLANA /
pesci rossi
IN LIBRERIA /
aprile 2008
PAGINE TOTALI /
80
ILLUSTRAZIONI /
32
LINGUA /
Italiano

FRANCIS BACON E L’OSSESSIONE DI MICHELANGELO

Una riflessione sul rapporto di Francis Bacon con la tradizione artistica del passato,
un percorso che evidenzia le contingenze artistiche e poetiche tra l’artista e Michelangelo, evidenti nelle immagini della sua pittura, distorte e trasfigurate.

“Credo che sarebbe di enorme utilità se oggi si potesse trovare un mito valido, dove ci fosse quella distanza fra la grandezza e il suo declino che è presente nelle tragedie di Eschilo e di Shakespeare. Ma quando si è fuori da una tradizione, come lo è ogni artista d’oggi, si può solo aspirare a registrare i propri sentimenti riguardo a certe situazioni rimanendo quanto più vicino possibile al proprio sistema nervoso”.
(Francis Bacon in conversazione con David Sylvester nel 1966)

Nel 2008, a sedici anni dalla scomparsa dell’artista, nel pieno di uno sviluppo storiografico che deve rinunciare al rapporto con la sua persona e con l’evoluzione della sua opera, la critica si trova in una fase così delicata da richiedere una periodica valutazione per verificare come stia variando il modo di leggere e recepire l’arte di Francis Bacon.

In concomitanza all’imminente ricorrenza (nel 2009) del centenario della sua nascita, Luigi Ficacci, uno dei rari e autorevoli studiosi italiani del pittore irlandese, torna a indagare un aspetto particolare della sua poetica: il profondo rapporto che lega i due grandi maestri nell’identica percezione di un flusso della spiritualità umana in cui entrambi collocano l’arte, un flusso che - scopriremo alla fine del libro - condurrà l’occhio odierno a guardare Michelangelo con l’esilarante disperazione di Francis Bacon.

Il fulcro del saggio è lo splendido Study from the Human Body di Melbourne: un titolo simile avrebbe potuto essere attribuito facilmente a un disegno di Michelangelo.
È un eroe-uomo colto in un passaggio di evanescenza dalla propria potenza; figura dalla sensualità oscura, gravata da un imprecisabile senso di tragedia, carica di potenza e disfatta. Bacon di spalle, mentre esce di scena, rivela un aspetto di grevezza del meccanismo della forza, qualcosa che, nell’animale-uomo, svela il peso schiacciante della potenza, e la sua vulnerabilità; ma anche lo stato latente della sua forza animale e la possibilità, nell’azione, di elevarsi istantaneamente a una violenza oltre i limiti; e anche che la potenza e la sua capacità di trasfigurare il corpo sono governati da un’incombenza dell’irrazionale o del fato, più che da un’azione determinata dalla volontà.

È più facile affermare che di Michelangelo potesse colpire Bacon la violenta angoscia esistenziale; la sconvolgente forza di trascendenza prodotta dall’ispirazione artistica e la flagranza della sua espressione nell’esecuzione; l’eliminazione di ogni funzione esteriore o oggettiva all’attuazione della ricerca soggettiva e solitaria della verità attraverso l’arte; la totalità del coinvolgimento spirituale con cui Michelangelo affronta il mistero dell’esistenza e da cui origina la forza corporale verso il superamento dello stato di incoscienza e di resistenza della materia; l’arte, infine, come aspirazione di salvezza dalla tragica consapevolezza della completa insignificanza, accidentalità, futilità, assenza di ragione, dell’essere umano e del gioco della sua esistenza.

Il concetto di Dio, che per Michelangelo è il principio dell’esistenza spirituale dell’opera, diviene contrasto di forze dell’esistenza, flusso e associazione inconscia di percezioni sensitive, materia costituente la realtà dell’esistere, in un movimento spasmodico che nasce e si conclude nella figura, disgregandola.
L’idea del corpo prigione dell’anima spirituale trova la sua moderna trasformazione nel fragile contenimento di un ammasso di carne al limite della decomposizione; e la morte non più transito dalla realtà alla verità si ritrova impastata nella materia della vita, insita nel suo ammasso di sensazioni e, alla fine, non è che la dissoluzione del percepire e del desiderare.

La figura michelangiolesca isolata in uno spazio privo di illusività prospettica, definita da una forma plastica che esprime l’esistenza in simboli ideali, si trasforma nella deiezione psichica di sensazioni indistinte in forme memorabili della pittura. Lo spazio ne esce privato di qualunque predefinizione convenzionale di potenzialità descrittiva che presenti la figura nelle circostanze ridondanti di un racconto, in uno svolgimento razionale; consiste invece esclusivamente nella concretezza letterale del colore che la isola. Il colore è d’altronde, per Francis Bacon, l’elemento della pittura più acutamente autonomo dalla logica razionale e, quale espressione diretta del sistema nervoso, permette di alterare il pericolo di un’organizzazione mentale della percezione.

L’isolamento della figura in Michelangelo è la sua consistenza simbolica e compiutezza del suo processo di spiritualizzazione, per Bacon è la solidificazione ossessiva in immagine, in forma iconicizzata dell’ossessione e della sua affermazione in realtà fattuale, oggettuale, nel quadro. Per Michelangelo, il mezzo di isolamento è il disegno, con le sue conseguenze e derivati tecnici: le ombre che costruiscono plastica e composto spaziale della figura, in Bacon, i mezzi di isolamento sono quelle intelaiature assurde che inquadrano la figura nello spazio della tela cui egli nega qualunque ragione oggettiva e letterale, per riservare loro la semplice funzione visiva di cornice di una porzione di spazio.
A seconda delle necessità dell’opera essi consistono in morfologie figurate, quali piedistalli, trespoli, talvolta parte corporea della figura; altre volte sono definizioni arbitrarie che individuano la figura entro lo spazio assoluto di un colore uniforme, le gabbie spaziali, le strutture tubolari, tutte soluzioni per concentrare l’immagine, isolarla, scinderla da ogni contesto diverso dalla sua attuazione figurativa nella manifestazione della pittura.

Il contrasto michelangiolesco tra la sublime dinamica di liberazione dello spirito dal corpo propria dell’umano, con la sua convulsione muscolare, e la fermezza dell’architettura, definizione lineare della materia, con la commensurabile perfezione delle sue membrature, tipologie ed ornati, alla luce dell’opera di Bacon svela, al di sotto della poetica, l’incontenibile e disperata espressione della solitudine dell’uomo nella condizione dell’esistere.
È certo che l’arte di Bacon rivela un Michelangelo cui sia stata sottratta l’idea della salvezza in Dio come esito dello sforzo di trascendenza dalla materia, lasciando la lotta come condizione disperata dell’esistenza.

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