Le case del tè

Le case del tè /

AUTORE /
Francesco Montagnana, Tadahiko Hayashi, Yoshikatsu Hayashi
ISBN /
978883706568
PREZZO /
100   EURO
EDITORE /
Electa
COLLANA /
Architettura e architetti classici
IN LIBRERIA /
luglio 09
PAGINE TOTALI /
200
ILLUSTRAZIONI /
245
LINGUA /
Italiano

Il volume documenta le più significative chashitsu e, quando presenti, i roji che le completano. Si tratta delle tradizionali case e giardini per la cerimonia del tè concepiti e realizzati da maestri giapponesi a partire dal XV secolo. Luoghi straordinari per la meditazione, sono tra le più importanti fonti dell’estetica giapponese medievale e moderna.

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Il testo di Francesco Montagnana, proponendo una guida concettuale a temi e immagini profondamente legati alla cultura giapponese, apre il volume illustrando i caratteri di specificità ed eccezionalità dello spazio concepito per la cerimonia del tè (chanoyu) a partire dalla svolta, agli inizi del quindicesimo secolo, in cui quella che fino allora era una piacevole consuetudine introdotta dalla Cina, nella dimensione dello zen e dei samurai, diviene un’arte e una cerimonia di grande fascino.
Il saggio di Masao Nakamura, il maggiore studioso contemporaneo dell’argomento che ha all’attivo oltre 60 libri sul tema, traccia la storia dello spazio chashitsu nell’evoluzione dagli inizi ai diversi stili che si alternano soan o rustico e shoin o formale. La stanza del tè nello stile soan, che deve la relativa perfezione principalmente al leggendario maestro del tè Sen no Rikyū (1522-1591), si evolve poi con Furuta Oribe (1545-1615), Kobori Enshū (1579-1647) oppure Oda Uraku (1547-1621), fratello minore del signore feudale Oda Nobunaga. Quest’ultimo è stato, insieme a Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu, uno dei tre leader politico-militari artefici dell’unificazione del paese.
I maestri del tè in quest’epoca erano consiglieri politici, monaci, mercanti, guerrieri o una combinazione di queste categorie e il chanoyu diventava un momento di rifugio mentale nelle pause di una battaglia, preludio della ripresa delle ostilità. Lo spazio del tè continua ad essere anche per i maestri del tè-samurai uno spazio dell’utopia o della fuga dalla realtà quotidiana o uno spazio sociale all’interno dei circoli di potere.
Il chanoyu è un’arte che investe la ricerca estetica e funzionale sugli utensili del tè, la disposizione dei fiori, l’arte del giardino, la preparazione delle vivande kaiseki, la calligrafia, la ceramica e inoltre coinvolge i modi di comportamento – è una performance, è una pratica insieme mondana e rituale. Infine è filosofia stessa nella meditazione zen.
L’arte del tè, lo si sappia, non è altro che bollire l’acqua, versare il tè e berlo” sintetizza Rikyu e chanoyu vuol dire infatti “tè e acqua calda” e la tradizione del tè assimilata dalla Cina, considerata la fonte primaria di civiltà, era un uso diffuso tra i monaci che risaliva almeno all’inizio del nono secolo ma lo spazio del tè come forma distintiva d’architettura si sviluppa solo più tardi verso la fine del sedicesimo secolo con una svolta sostanziale che ne investe ogni aspetto.
Proprio in questo periodo Sen no Rikyū conferisce espressione allo stile soan con una dimensione spesso anche solo di 2 tatami (circa 180×180 cm) in cui ogni accorgimento, la scelta dei materiali, il concetto che dà forma al giardino del tè, la luce, ogni oggetto d’uso nella cerimonia e il rituale vanno in un’unica chiara direzione: lasciare immergere il sé nello spazio assoluto. Lo spazio del chashitsu e del roji non è lo spazio che si contrappone al sé, bensì lo spazio in cui il sé si trova, il luogo della non-mente.
Rikyu seppe dare una forma ideale e insieme sintetica alle tendenze artistico filosofiche della sua epoca con uno spazio fuori dall’ordinario, microcosmo per lo spirito, con l’invenzione del roji come metafora del rifugio dell’eremita (inja), e investendo campi artistici come la pittura, la calligrafia, l’arte della ceramica e della presentazione dei cibi. Mentre l’Occidente ha privilegiato la vista, da cui è partito per la sua geometrizzazione dell’esperienza, e ha così svalutato le altre sensazioni (uditive, tattili, olfattive eccetera) lo spazio del wabi-cha (lo stile wabi del tè) è per la mente e il corpo in senso non duale, e quando ci addentriamo nella sua conoscenza scopriamo qualcosa di assolutamente fuori dall’ordinario che può essere compreso appieno solo attraverso l’esperienza dei cinque sensi, come microcosmo fenomenico a parte.
Wabi-cha è un ideale del teismo in cui il semplice atto di bere il tè costituisce una filosofia e sviluppa il nostro senso estetico. In uno spazio ridotto sino a meno di quattro metri quadri – una stanza del tè come Tai-an – circondata da un roji, giardino del tè che esprime stilizzato un sentiero di montagna, il maestro invita uno o più ospiti, ai quali serve il tè con una cerimonia, in un ambiente in cui una calligrafia, pittura e oggetti del tè circondano i partecipanti, in un arrangiamento voluto. Si tratta in definitiva di un modo semplice di bere il tè, realizzando un senso estetico profondo e creando un tempo e uno spazio unici e fuori dall’ordinario, che danno spunto a pensieri filosofici e religiosi insieme.

Le immagini del libro
Gli scatti fotografici sono principalmente di Tadahiko Hayashi, uno dei maggiori fotografi giapponesi della seconda metà del ventesimo secolo e alcuni del figlio Yoshikatsu Hayashi illustrano una selezione di ventisette case del tè, in gran parte tesoro nazionale o importanti proprietà culturali. Difficilmente visitabili e fotografabili sono per la prima volta presentate in tale completezza al lettore non giapponese, con oltre 240 immagini. Hayashi realizzò queste fotografie con una macchina 35 mm, puntando a esprimere la condizione di luminosità più vicina alla realtà e allo spirito dello spazio della casa da tè, quello che lo scrittore Jun’ichiro Tanizaki descrive nel suo affascinante saggio-culto sull’estetica giapponese “In ei raisan” (Elogio dell’ombra).
Sono riprodotti alcuni okoshi-e-zu, detto il modello di cartone ripiegabile che è servito da oggetto standard per la trasmissione e la rappresentazione delle stanze del tè considerate esemplari. L’unico per i mezzi dell’epoca che consentisse di rendere la complessità dell’articolazione spaziale, della scelta dei materiali e delle misure delle case del tè. Il modello ripiegabile in sé era una precisa versione in scala della casa del tè con dimensioni, materiali e rivestimenti annotati.
Un generoso apparato grafico di disegni quotati integra l’iconografia del volume che si propone come opera sistematica sulle case del tè.

Sommario

Gli spazi del vuoto e dell’inatteso
Francesco Montagnana

Lo spazio della cerimonia del tè: Soan e Shoin
Masao Nakamura

chashitsu, le case del tè

Dojinsai, 1486
Karakasa-tei e Shigure-tei, seconda metà del XVI secolo
Tai-an, 1583
Toyobo, 1587
En-nan, inizi del XVII secolo
Kosho-ken, inizi del XVII secolo
Shonan-tei, inizi del XVII secolo
Enshu-sukiya, XVII secolo
Hasso-seki, XVII secolo
Shikan-tei, XVII secolo
Shoko-ken, 1601
Bosen, 1612
Jo-an, 1618
Mittan-no-seki, 1628-39
Fushin-an, 1633
Shokado, 1637
Teigyoku-ken, 1640 circa
Konnichi-an, 1646
Kankyu-an, 1667
Korin-an, 1671
Yodomi-no-seki, 1684-99
Ryokaku-tei, inizi del XVIII secolo
Choryu-tei, 1709
Sa-an, 1742
Kanden-an, 1792
Hito-tei, inizi del XIX secolo
Seiko-ken, 1863

Apparati
Principali periodi storici
Maestri del tè
Unità di misura
Glossario
Bibliografia
Regesto
Biografie

Biografie

Tadahiko Hayashi (1918-90)
Pur essendo originario di una famiglia di fotografi commerciali, Tadahiko Hayashi decise, invece di occuparsi di tale attività, di rivolgere la propria attenzione alla fotografia documentaristica, affermandosi con successo in questo settore. Dopo essersi diplomato alla Tokuyama Business School nel 1935, iniziò un apprendistato presso lo studio fotografico di Shoichi Nakayama a Osaka. Nel 1939 studiò all’Oriental School of Photography e divenne membro di molte associazioni fotografiche. Durante la seconda guerra mondiale lavorò come reporter in Cina per poi tornare a Tokyo nel 1946.
I lavori fotografici di Hayashi hanno sempre avuto come soggetti principali le persone. Le sue fotografie più famose sono forse le serie scattate a Tokyo, come Kasutori Jidai (Giornate nei bassifondi), risalente al periodo tra il 1946 e il 1955. Questa serie, che documenta la Tokyo dell’immediato dopoguerra, comunica l’impegno per la sopravvivenza e la determinazione del popolo giapponese. Hayashi era anche un eccellente ritrattista: i suoi ritratti di artisti e fotografi divennero famosissimi in Giappone.
Nei primi anni ottanta viaggiò molto attraverso il Giappone, scattando fotografie poi pubblicate in una serie di volumi. Nel 1985 iniziò le campagne fotografiche per i libri sul Tokaido e le case del tè giapponesi.
Hayashi mantenne per tutta la vita il proprio impegno nelle organizzazioni fotografiche: nel 1961 fu nominato vice-presidente della Società giapponese fotografi professionali (Jps) e nel periodo 1980-89 fu direttore della Scuola giapponese di fotografia. Nel 1992, due anni dopo la sua morte, la città di Tokuyama ha istituito l’Hayashi Tadahiko Award. Nel 1993 il Tokyo Metropolitan Museum of Photography ha dedicato un’esposizione retrospettiva sul suo lavoro.

Yoshikatsu Hayashi (1950)
Quarto figlio di Tadahiko Hayashi, anch’egli fotografo e autore di parte delle foto che appaiono nel libro, assiste il padre durante questa campagna fotografica. Gestisce l’archivio fotografico del padre e sta attualmente preparando una mostra sul teatro No e la cerimonia del tè che è prevista a partire dal maggio 2010 e che toccherà diverse città europee a partire da Venezia.
È autore di svariati libri di fotografie d’arte, ritratti, temi di paesaggio oltre che della tradizione del teatro.

Francesco Montagnana (1961)
Dopo la laurea in architettura a Venezia nel 1987 si è trasferito a Tokyo per studiare nell’unità di ricerca (kenkyushitsu) di Hiroshi Hara. Da allora ha lavorato a progetti con l’unità di ricerca e, in seguito, con lo studio Hiroshi Hara+Atelier.Φ. Nel 1992 ha conseguito il Master of Engineering (master in architettura) e nel 1996 il Ph. D. of Engineering (dottorato in architettura) alla University of Tokyo. Ritornato in Italia, è stato dal 1996 al 2000 docente di progettazione urbana all’Università di Ferrara e ha iniziato l’attività professionale italiana prima in associazione con altri e poi, dal 1998, individualmente. Attualmente lavora come project manager e, dal 2004, progetta e realizza chiavi in mano edifici a basso consumo energetico e basso impatto ambientale in tutto il ciclo di vita.

Masao Nakamura (1927)
Ph.D. in architettura, è uno dei maggiori studiosi dell’architettura delle case del tè, sulle quali ha pubblicato un grande numero di libri e articoli. Attualmente è professore emerito del Kyoto Institute of Technology ed è impegnato nella conservazione e mantenimento del patrimonio storico dell’architettura tradizionale come presidente della Kyoto Traditional Architectural Association.

informazioni Ufficio stampa libri Electa tel 02 21563456/441 brognoli@mondadori.it www.electaweb.com