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Crivelli è la storia di Brera! /

Tra tutti i grandi nomi che si sarebbero potuti scegliere come “ultimo testimone” dei festeggiamenti per il bicentenario di Brera forse a molti Carlo Crivelli, “magistrale artista della seconda metà del Quattrocento di origini e di formazione venete, ma attivo principalmente lungo le coste del mare Adriatico” non sarebbe neanche venuto in mente. Eppure ancora una volta nel corso di quest’anno bisogna fare un plauso ai curatori degli eventi che sono riusciti a far emergere la vera anima della Pinacoteca milanese.

La mostra di Crivelli infatti rappresenta l’essenza stessa di questi festeggiamenti perché, forse più degli altri appuntamenti, oltre a mettere in luce lo straordinario patrimonio braidense, crea una connessione indissolubile tra le origini della Pinacoteca e il nuovo corso della sua storia che speriamo possa essere foriero di novità e grandi cambiamenti.

La storia Brera è strettamente legata all’opera di Crivelli e ora che finalmente alcune delle sue opere, troppo frettolosamente cedute agli inizi dell’ottocento, tornano qui in mostra tutti i milanesi potranno godere di quel grande patrimonio che sarebbe dovuto essere loro. La Pinacoteca di Brera infatti grazie soprattutto all’azione dei commissari napoleonici, che qui convogliarono una serie straordinaria di pannelli di Crivelli, nei primi anni della sua storia fu uno dei musei Europei con il maggior numero di sue opere che però transitarono solamente per essere poi immesse sul mercato antiquario. Erano altri tempi, bisogna dirlo, e purtroppo allora un autore come Crivelli non assecondava il gusto di una città come Milano. In più il desiderio dei curatori della Pinacoteca di ampliarne il patrimonio con autori diversi o il tentativo di creare un repertorio il più ampio possibile portarono a scelte che oggi potremmo definire “scellerate” ma che allora erano perfettamente comprensibili.

Così con questa mostra si sono riportati a Brera i dipinti dispersi, “riunendo pannelli smembrati e riconsegnando quindi per la prima volta ai nostri occhi gli insiemi ricomposti”, che offrono anche una ricostruzione dell’opera stessa di Crivelli in Italia.

In più sono stati affiancati nel percorso della mostra oggetti di arti decorative, i medesimi rappresentati dall’artista nei suoi dipinti, che oltre a riportare l’immaginario collettivo alla quotidianità del contesto storico della mostra, offrono una chiave di lettura di grande comunicazione: i tappeti Crivelli, che devono il loro nome proprio al fatto di essere stati più volte rappresentati dal grande pittore veneto, le suppellettili, gli oggetti sacri o i gioielli offrono così la possibilità di un confronto tra arte pittorica e arte decorativa, studiato e calibrato sui risultati delle ricerche realizzate dalla Pinacoteca.

La scelta di inserire l’esposizione all’interno del percorso del museo testimonia una volta di più quanto questo autore rappresenti veramente l’anima di Brera in un continuo scambio di suggestioni e emozioni che dalla sua nascita giunge fino ai giorni nostri. Ma oltre a questo, nel clima della rievocazione della nascita della Pinacoteca, si è anche voluto offrire “uno spunto di riflessione sulle problematiche che stanno a monte della genesi dei musei europei del primo Ottocento e capire quali furono le dinamiche che promossero le selezioni braidensi, nel momento in cui – in pieno gusto neoclassico – furono fissati i termini per la formazione del museo milanese, confrontandole con le istituzioni europee”.

La mostra di Crivelli segna quindi uno spartiacque tra ciò che è stato e ciò potrà essere e siamo convinti che questa esposizione rappresenti veramente l’inaugurazione di una nuova storia di Brera che, con criteri e indirizzi innovativi, guarda al futuro senza dimenticare però la propria storia e il proprio passato.

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25/01/2010

(Giuseppe Davide La Grotteria)

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