L’arte materica e introspettiva di Fausto Pirandello /
Fausto Pirandello
alle Quadriennali del 1935 e del 1939
Roma - GNAM
Mercoledì 17 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ha avuto luogo l’inaugurazione di un’ importante mostra su uno dei pittori più particolari del Novecento italiano, Fausto Pirandello.
Figlio del celeberrimo scrittore Luigi, Fausto si è dedicato alla pittura traducendo i gesti e le sensazioni più intime e popolari dei personaggi della sua terra, e forse un pò come suo padre, ha cercato di cogliere gli aspetti psicologici che indagano in uno sguardo o solo in una posa l’uomo comune.
Dunque l’uomo comune, il lavoratore, tutti “attori” di una vita in un ceto popolare anonimo agli occhi del mondo, ma che per un attimo diventa protagonista nell’opera.
Quadri dalle tonalità tenui, tele impregnate di gialli e marroni che passo dopo passo plasmano i soggetti: figure enormi che si impongono allo spettatore in un primissimo piano, quasi costrette nello spazio esiguo della cornice che sembra condannarle in un ambiente che sta loro troppo stretto, come fosse una metafora della loro condizione sociale. Ritratte in vesti povere emergono incombenti, fissate in quel momento isolato nel tempo come in un’istantanea.
Nelle due piccole sale della galleria si respira quasi l‘aria della tradizione, dell’umiltà, delle cose semplici: bambini e donne sono colti in atteggiamenti casuali, attimi apparentemente banali descritti dall’occhio di chi viene catturato per caso da un gesto e lo osserva, come dal buco della serratura.
Certo non mancano le influenze dei grandi maestri, come nell’ opera “I Tetti”: i contorni accentuati e la resa volumetrica delle forme riducono le case a linee geometriche che si accalcano sulla superficie, lasciando trasparire un debito verso Cézanne.
E ancora di eredità metafisica sono le grandi nature morte che aprono la strada ad una pittura a metà tra la realtà e il sogno, fatta di oggetti di cui l’accostamento appare inspiegabile.
Ma forse l’arte di Pirandello innanzitutto è un’arte materica, che prende vita da pennellate che non disegnano, non colorano, ma quasi “scolpiscono” la sostanza dei corpi, che si concretizza e diventa tangibile al solo sguardo; stesure ruvide costruiscono volti e oggetti che giocano al limite tra astratto e figurativo, tra narrativo e percettivo.
Il percorso proposto dalla Galleria Nazionale dunque mette in luce il carattere corporeo e popolare ma comunque ricco e maturo dell’artista, presentando una serie di opere realizzare a partire dal 1935, tutti olii su tavola, fra i quali si riconosce anche il ritratto del padre. Inoltre questo evento coglie l’occasione per presentare un volume firmato Electa che racconta questo pittore, un catalogo di cui si è parlato nella conferenza stampa che ha anticipato l’inaugurazione.
Aperta al pubblico lo scorso 18 marzo, la mostra rimarrà aperta fino al 2 maggio.
23/03/2010
(Lea Ficca)