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Il fascino segreto del marmo di Ascoli Satriano /
IL SEGRETO DI MARMO
I MARMI POLICROMI DI ASCOLI SATRIANO
Fino al 18 aprile, presso il Museo Nazionale Romano a Palazzo Massimo, sarà possibile osservare da vicino undici opere misteriose e affascinanti, oltre che preziose, direttamente provenienti dalla Magna Grecia: si tratta dei marmi policromi di Ascoli Satriano, riuniti nella mostra I segreti di Marmo.
Ciò che rende senza dubbio uniche queste opere nel panorama degli studi e dei ritrovamenti archeologici, non è soltanto l’innegabile bellezza o la fattura elegante chiaramente visibile a un primo sguardo; principalmente, a stupire e conquistare il visitatore è proprio la concomitanza di tre fattori del tutto straordinari: la purezza del marmo, la decorazione pittorica giunta fino a noi e la rocambolesca storia legata al ritrovamento di questi capolavori. Tutto inizia infatti nel 2006, quando il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, durante un’indagine legata al commercio internazionale di reperti antichi, recupera alcuni oggetti nel Museo Civico di Foggia collegandoli a un famoso scavo avvenuto anni prima ad Ascoli Satriano.
Quello scavo, particolarmente fruttuoso, riguardava anche alcuni reperti che erano stati trafugati e venduti all’estero ad un museo americano, secondo quanto dichiarato da un testimone. Grazie all’accuratezza delle indagini, il cerchio presto si è chiuso, mostrando l’indubbio legame tra i diversi pezzi, sia quelli presenti ancora nel nostro Paese sia quelli invece conservati all’estero, precisamente al Getty Museum, che aveva acquistato due tra i reperti più importanti – il sostegno di mensa decorato con due Grifi che dilaniano un cerbiatto e il podanipter, tipico bacile per uso cerimoniale dipinto con la scena del trasporto delle armi di Achille da parte delle Nereidi - entrambi restituiti nel 2007 all’Italia.
Un’unica storia dunque lega i reperti di Ascoli Satriano, databili attorno al IV secolo e provenienti da un contesto funerario daunio, tutti lavorati con la tecnica della tornitura e impreziositi dalla decorazione policroma. Di certo appartenenti al corredo funerario di un importante personaggio dell’elite daunia, questi reperti mostrano una valenza del tutto simbolica (i vasi sono privati della capacità di contenere) e un’estrema cura nella manifattura (il marmo proviene dall’isola di Paros, decorato con i colori tipici del bacino del Mediterraneo).
Eppure, non tutti i misteri relativi a questi oggetti sono stati ancora svelati: serviranno altri studi per comprendere pienamente tutto ciò che hanno da dirci, mantenendo intatta la volontà di lasciarsi sorprendere da ogni futura scoperta.
23/02/2010
(Marzia Apice)