La comédie humaine di Ryan Mendoza - MADRE, Napoli /
I ritratti di Mendoza a Napoli:
soggetti sfiorati dalla mano del nulla
Ryan Mendoza nasce a New York, ma da sette anni vive a Napoli. La sua produzione è prevalentemente ritrattistica e nella mostra monografica che lo riguarda vengono presentati tredici nuovi ritratti. L’esposizione si trova presso Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina di Napoli (MADRE) e mette bene in evidenza le caratteristiche tecniche e ideologiche del pittore.
Il percorso di Mendoza guarda al passato, fiuta nell’aria l’esigenza di un ritorno alle radici, che non sia il ritorno a vuoti simulacri, ma piuttosto una reinvenzione degli stessi. Il desiderio di tornare ad una pittura per certi versi “accademica” si palesa nei suoi dipinti in una prosa solenne e monumentale e nel rispetto della tradizione figurativa. Questo si riflette anche nei tempi di esecuzione del dipinto, che tornano ad essere lenti e cauti, con costati rimandi a modelli consolidati e una grande attenzione ai problemi dell’illuminazione.
Questa esigenza di ritorno al passato, quasi Mendoza volesse cancellare le avanguadie, ideologicamente nasce dalla volontà di combattere “l’attuale minimalismo privo di sostanza storica, il banale post-duchampismo e il neo-realismo superficiale”.
La critica di Mendoza alla società attuale investe tutti gli aspetti dell’arte e si pone come alternativa ad un sistema ormai dominato da incultura e sciatteria. Il ritorno alle regole della pittura è quindi una mossa rivoluzionaria e non reazionaria.
Kundera di lui scrive: “in questo mondo che ha rinunciato al pennello egli sceglie di recuperare la disciplina nel dipingere, in tal modo diventa una rarità storica, un sopravvissuto di una vecchia guerra dimenticata”.
Il pittore dunque deve recuperare il senso dell’homo faber, dimenticare l’improvvisazione, l’intuizione o il talento per un ritorno al disegno e all’esitazione del tratto. Sembra richiamarsi a motivi del Regionalismo e del Precisionismo statunitensi, ma al contempo guada a grandi maestri del passato come Giorgione, Caravaggio e Goya, o ai meravigliosi artifici del Barocco.
All’interno della realtà rappresentata da Mendoza però c’è spazio anche per la deformazione, per atmosfere metafisiche, inquietanti perché dolci e crudeli allo stesso tempo. Deformità e discontinuità nei suoi dipinti determinano una sensazione di straniamento, grazie anche alla capacità di analisi della fisiognomica mette in luce i moti dell’animo e i turbamenti nascosti nei cuori dei soggetti dei suoi ritratti.
La comédie humaine di Ryan Mendoza si fa viaggio scandaloso, disumano, denso di richiami psicoanalitici. Dinanzi a noi troviamo i “posseduti”: figure all’apparenza normali, eppure contagiati da pensieri perversi. Sono ritratti nel nulla del tempo, senza ricordi, “sono assenti e simulano la loro presenza: vivono nei quadri come se fossero i loro stessi fantasmi”(M. Kundera).
5/05/2010
(Erica Bernardi)