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Un fragile lusso in mostra alla Curia Iulia /

Percorrendo la Via Sacra da Colosseo verso l’Arco di Settimio Severo incontriamo sulla destra la Curia Iulia, luogo della mostra. L’edificio, in origine sede del Senato, fu voluto da Cesare (I sec. a.C.), ma completato solo con Augusto, subì poi la trasformazione in chiesa (VII sec.) e fu coinvolto in ulteriori rinnovamenti nel corso dei secoli.

Il percorso espositivo ricostruisce cronologicamente e territorialmente le tecniche di lavorazione del vetro, evidenziando le correnti attraverso cui tale produzione giunse a Roma dove fu localmente sviluppata e diffusa nel resto della penisola.
Tra gli oggetti in esposizione predominano i balsamari dei corredi funebri, dai più semplici a quelli doppi o in vetro colorato; coppe e brocche lavorate a matrice o su nucleo friabile, spaziando dalla particolare tecnica del vetro mosaico dei manufatti ellenistici ai grandi cambiamenti apportati dall’invenzione della soffiatura: tecnica importata dall’Oriente che migliorò la produzione riducendone i tempi e permettendo la creazione di nuove forme, inaugurando una vera e propria industria che permise di abbandonare il carattere elitario che aveva contraddistinto la produzione vitrea fino a quel momento.

Non manca nella mostra la possibilità di cogliere l’abilità minuziosa nelle decorazioni in vetro applicate agli stessi prodotti, in forma di filamenti, gocce o granuli; tali sottigliezze nella produzione si riscontrano anche nei gioielli ma soprattutto nelle gemme, contraddistinte da una lavorazione ad intaglio. Accanto ad esse sono installati due monitor touch screen che permettono di selezionare i pezzi desiderati ed accedere ad ingrandimenti rendendo visibile la raffinata incisione su di essi.

Avrebbe completato perfettamente il percorso, rendendo evidente la diversità delle tecniche adottate, la possibilità di osservare video simulazioni e ricostruzioni dei processi di fabbricazione, che essendo riprodotti solamente nei pannelli didattici, non riescono a rendere del tutto concreta l’idea della complessa successione di fasi di tale produzione.

Le massicce bacheche in cui sono custoditi i manufatti creano forti punti luce all’interno della penombra nell’alto ambiente e si susseguono circondando il mosaico pavimentale della Curia, risalente all’epoca di Diocleziano, visibile solo dallo spazio centrale, ritagliato e isolato dal resto della mostra, in cui sono esposte le insegne di Massenzio, scettro e sfere vitree rinvenute durante gli scavi condotti nel 2005 dall’Università “La Sapienza di Roma”, sulle pendici nord-est del Palatino.
Tale luminosità permette di apprezzare il valore dei prodotti esposti rendendone visibile la raffinatezza della lavorazione, la loro trasparenza e leggerezza, le abilità decorative attraverso la colorazione o le applicazioni ornamentali; contemporaneamente a questo si coglie anche l’estrema fragilità di ogni pezzo, di fronte alla quale sembra incredibile la possibilità che essi si siano conservati nel corso di millenni sotterrati nella terra e abbiano mantenuto intatta la ricchezza e la capacità di sorprendere con la loro raffinatezza, riacquistando lo splendore e la lucentezza che li caratterizza in tutto percorso espositivo.
Di tale preziosità già si parlava nel I secolo d.C., quando si affermava che “Certi vasi di vetro sono arrivati ad imitare meravigliosamente il cristallo, ma, fatto prodigioso, essi hanno fatto salire il proprio prezzo senza che quelli di cristallo siano diminuiti” (Plinio, Storia Naturale, 37, 29).

Una passeggiata nei fori romani fino alla Curia Iulia non del tutto scontata e di sicuro interesse storico e artistico. La mostra è aperta al pubblico fino al 16 settembre 2012 ed è stata curata da Maddalena Cima e Maria Antonietta Tomei. Lo stesso biglietto consente l’accesso al Colosseo e al Palatino.

Giulia Chellini 

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